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Il rifugio dell'Agher

Possiamo veramente dire che ai Prati d’Agher vi è un rifugio, nel vero senso della parola. Sabato 12 giugno una ventina di persone, hanno infatti, non solo cenato, presso la baita di MATTEO ma ha trovato anche il posto per dormire. Il discorso ci porta ai tempi quando sulle nostre montagne pullulavano alpeggi, gente, baite, fienili, dove si poteva trovare facilmente un ristoro, un riparo, un tetto dove trascorrere la notte o contadini e montanari che non riñutavano mai un bicchiere di latte o un pezzo di pane e formaggio anche se di qualche giorno.
"L’agricoltura nel nostro territorio montano, era importante sia per l’economia familiare, sia per la situazione socio-culturale e diciamolo pure per l'ambiente. Sui pendii delle montagne e vicino alle sorgenti d’acqua, vi era vita; è solo oggi che si incontrano ruderi, boschi dove una volta vi era una’attivita agricola, anche se è incominciato un leggero  recupero di questa storia del passato. È evidente che i territori montani non possono essere competitivi sui mercati rispetto agli attuali metodi di produzione e distribuzione.Gli agricoltori di montagna, rispetto a quelli di pianura,da parte dello Stato. Da noi l’agricoltura di montagna avrebbe potuto probabilmente riuscire a sopravvivere se, come detto prima, fosse stata sostenuta finanziariamente, così facendo si sarebbe sicuramente controllato il territorio, evitato il grande esodo delle popolazioni alpine. Nel passato, torniamo a 60 anni fa e oltre, la gente si occupava di pastorizia soprattutto sugli alpeggi dei PRATI AGRA, VERMUGGIANO, CACCIAVINO, PIZZUCA.
Marchille, Rondonico, S.Bartolomeo.
I PRATI D’AGRA, lo possiamo dire con certezza, oggi rivivono grazie alla scelta di due giovani che con la loro piccola famiglia passano le giornate rifacendo lavori, muretti, estirpando dal terreno le piante invadenti per ricuperare a prato, coltivando, come una volta qualche campo, mungendo le capre e qualche mucca, lavorando il latte, allevando anche dei maiali.
Per ora siamo in fase familiare, ma le circa 40 capre di razza e le mucche di oggi possono aumentare.
Certo all’inizio è duro per tutti.Bisogna predisporre i locali con gli atrezzi adeguati e accettati dalle vigenti leggi. Non si può più, in una conduzione agricola moderna,  buttare in qualche maniera. Le foto testimoniano locali, attrezzature moderne. E’ già un traguardo avere una meta, un ideale da raggiungere, inserendosi in un più ampio e sicuro disegno di attività, MATTEO e GAIA CHINDEMI, con le loro piccole bimbe CHIARA ESPERANZA e ALBAROSA, hanno queste intenzioni e anche la visita di chi inizia il SENTIERO CHIOVINI e fa una tappa è una prova e un test, Era probabilmente un ideale che sognava il padrone del terreno e della stalla, Gaetano DE STEFANI!
Auguriamo alla giovane famiglia ogni bene e un grande successo: a volte la  passione, la voglia e la tenacia di lavorare per realizzare un progetto, fa guardare avanti e fa arrivare a grandi risultati. I L’importante nella vita è avere un ideale davanti. Auguri Matteo e Gaia!

 
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