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L'Agher rivive

Nel passato l’agricoltura nel nostro territorio montano, era importante sia per l’economia familiare, sia per la situazione socio—culturale e diciamolo pure per l’ambiente. Nei nostri piccoli paesi, sui pendii delle montagne e vicino alle sorgenti d’acqua, la scomparsa dell’attività agricola di montagna causa problemi .Gli esperti sono sempre più convinti della necessità di mantenere nelle zone montane, per quanto possibile, l’organizzazione del territorio. È evidente che i territori montani non possono essere competitivi sui mercati rispetto agli  attuali metodi di produzione e distribuzione (grandi superfici coltivate, elevato impatto ambientale, ampia rete di trasporti) e che comunque un adeguamento delle attività produttive alpine a questo modello non sarebbe nemmeno auspicabile . Quello che sarebbe stato auspicabile invece, per mantenere l’attività agricola nelle nostre montagne (non è mai troppo tardi) era quello che si è fatto e che si continua a fare in Svizzera, dove l’opinione pubblica accoglie con favore il sostegno finanziario dato all’agricoltura.
Gli agricoltori di montagna, rispetto a quelli di pianura, dovrebbero essere messi in grado di soddisfare maggiormente le loro aspettative.Da noi l’agricoltura di montagna avrebbe potuto probabilmente riuscire a sopravvivere se, come detto prima, fosse stata sostenuta finanziariamente, cosi facendo si sarebbe sicuramente controllato il proliferare selvaggio della natura, evitato il grande esodo delle popolazioni alpine, prevenire le disastrose e costose alluvioni dovute allo straripamento dei corsi d’acqua intasati da detriti, ridurre frane e slittamento di terreni, e chi ne ha più ne metta.
A S.Bartolomeo la gente si occupava di pastorizia soprattutto sugli alpeggi che ancora oggi si ricordano: PRATI AGRA, VERMUGGIANO, CACCIAVINO, PIZZUCA.
S.Bartolomeo costruita, come dice D. Grandazzi, "in luogo eminente e come in mezzo ai due Piaggi inferiore e superiore, e comoda per li pastori quando sono a monte"."Gli uomini invece abili al lavoro, precisa ancora D. Grandazzi,  attendevano al lavoro peraltro rischioso di imbiancatori e pittori di fabbriche, girando la Romagna, l’Italia, la Germania, Francia e sino in Spagna.E quando si assentavano per lungo tempo portavano con se le amate mogli".
I PRATI D’AGRA oggi rivivono grazie alla scelta di due giovani che con la loro piccola famiglia passano le loro giornate rifacendo lavori, muretti, estirpando dal terreno e dal prato le piante invadenti, coltivando, come una volta i campi, mungendo le capre, lavorando il latte. Per ora solo uso familiare, ma le 35 capre scelte di oggi possono aumentare. Sono MATTEO e GAIA CHINDEMI, con le loro piccole bimbe CHIARA ESPERANZA e ALBAROSA, che da un anno esatto sono diventati padroni della proprietà DE STEFANI e intendono portare avanto un loro progetto.
I Prati d’Agra già avevano sperimentato una vera e propria azienda quando nella grande stalla vi erano bovini, caprini e pecore. I mezzi allora erano ridotti, le invenzioni tecniche non molto sviluppate, i mezzi di lavoro ancora un po’ rudimentali rispetto ad oggi.
Noi auguriamo alla giovane famiglia ogni bene e un grande successo: a volte la passione, la voglia e la tenacia di lavorare per realizzare un progetto, fa guardare avanti e fa arrivare a grandi risultati.
L’importante nella vita è avere un ideale davanti. Auguri Matteo e Gaia!

 
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