Anche quest'anno la nostra azienda ha partecipato al concorso nazionale di formaggi caprini "All'Ombra della Madonnina" arrivato ormai alla sua sesta edizione. Abbiamo presentato due prodotti la nostra, ormai più conosciuta, "Mascarpella" e la "Mascarpella stagionata".

tratto da sloowfood magazine n° 47 anno 2010

Altra storia, altre capre e, per caso, un altro pastore gigante. Matteo Chindemi nato a Milano nel 1981, incontra dopo la maturità Gaia Zotta, che non esita a condividere un progetto appena spuntato nella testa del ragazzo.

Abbiamo scritto qualche mese fa sui "CAMPANILI" che a S. Bartolomeo la gente si occupava di pastorizia soprattutto negli alpeggi di: PRATI D’AGRA, VERMUGGIANO, CACCIAVINO, PIZZUCA. I PRATI D’AGRA oggi rivivono grazie alla scelta di due giovani che con la loro piccola famiglia passano le giornate rifacendo lavori, muretti. estirpando dal terreno e dal prato le piante invadenti, coltivando, come una volta i campi mungendo le capre, lavorando il latte: una vera vita da alpigiani e da agricoltori. Per ora lavorano solo per soddisfare le esigenze familiari, ma le 35 capre di razza che oggi possiedono, possono aumentare. Parliamo di MATTEO e GAIA CHINDEMI, con le loro piccole bimbe CHIARA ESPERANZA e ALBAROSA , che da un anno esatto sono diventati padroni della proprietà DE STEFANI e intendono portare avanti un loro progetto. Si era scritto che ai Prati d’Agra, già si era sperimentata l’attività di una vera e propria azienda agricola, quando l’intraprendente GAETANO DE STEFANI aveva costruito la grande stalla con bovini, caprini e pecore.

Nel passato l’agricoltura nel nostro territorio montano, era importante sia per l’economia familiare, sia per la situazione socio—culturale e diciamolo pure per l’ambiente. Nei nostri piccoli paesi, sui pendii delle montagne e vicino alle sorgenti d’acqua, la scomparsa dell’attività agricola di montagna causa problemi .Gli esperti sono sempre più convinti della necessità di mantenere nelle zone montane, per quanto possibile, l’organizzazione del territorio. È evidente che i territori montani non possono essere competitivi sui mercati rispetto agli  attuali metodi di produzione e distribuzione (grandi superfici coltivate, elevato impatto ambientale, ampia rete di trasporti) e che comunque un adeguamento delle attività produttive alpine a questo modello non sarebbe nemmeno auspicabile . Quello che sarebbe stato auspicabile invece, per mantenere l’attività agricola nelle nostre montagne (non è mai troppo tardi) era quello che si è fatto e che si continua a fare in Svizzera, dove l’opinione pubblica accoglie con favore il sostegno finanziario dato all’agricoltura.
Gli agricoltori di montagna, rispetto a quelli di pianura, dovrebbero essere messi in grado di soddisfare maggiormente le loro aspettative.

Possiamo veramente dire che ai Prati d’Agher vi è un rifugio, nel vero senso della parola. Sabato 12 giugno una ventina di persone, hanno infatti, non solo cenato, presso la baita di MATTEO ma ha trovato anche il posto per dormire. Il discorso ci porta ai tempi quando sulle nostre montagne pullulavano alpeggi, gente, baite, fienili, dove si poteva trovare facilmente un ristoro, un riparo, un tetto dove trascorrere la notte o contadini e montanari che non riñutavano mai un bicchiere di latte o un pezzo di pane e formaggio anche se di qualche giorno.
"L’agricoltura nel nostro territorio montano, era importante sia per l’economia familiare, sia per la situazione socio-culturale e diciamolo pure per l'ambiente. Sui pendii delle montagne e vicino alle sorgenti d’acqua, vi era vita; è solo oggi che si incontrano ruderi, boschi dove una volta vi era una’attivita agricola, anche se è incominciato un leggero  recupero di questa storia del passato. È evidente che i territori montani non possono essere competitivi sui mercati rispetto agli attuali metodi di produzione e distribuzione.